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"PER
CASO E PER NASO"

"In quel paese vicino o lontano s'udiva parlare in modo un po' strano:
tutte le volte che s'apriva bocca doveva uscire una filastrocca"
di
Anna Vivarelli
Inizia così la prima strofa in rima del testo di Anna Vivarelli
e subito crea un mondo fantastico, altro, in cui si gioca con regole precise.
Ed è proprio questo il pregio del testo che più si vuole
valorizzare: la visione di un mondo altro -colorato e musicale - in cui
il rigore della norma è pari soltanto a quello che spesso i bambini
sanno applicare nelle loro interazioni ludiche.
La lingua, d'altra parte, è un codice geniale, che permette divertissement
a volte insospettabili, e se oggi - finalmente - si parla di ludolinguistica
un motivo c'è: il gioco permette di memorizzare meccanismi e informazioni
che talora paiono inarrivabili e i giochi di e con le parole stimolano
la creatività linguistica che il nostro mondo di comunicazioni
mediate e sintetiche purtroppo tende ad appiattire.
C'è un altro aspetto che deve spingerci alla valorizzazione del
gioco linguistico: la predisposizione dei bambini - molto più degli
adulti il cui uso del codice è ormai cristallizzato - a cogliere
l'autonomia del significante, processo logico che richiede creatività
e pensiero laterale. Certamente non siamo gli unici a dirlo, ma dai "Draghi
Locopei" di Ersilia Zamponi (nati forse per caso nella scuola "Gianni
Rodari"?) alle commedie di Sergio Tofano sulle sventure del signor
Bonaventura ci sentiamo in ottima compagnia.
(Esther Ruggiero)
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SCHEDA
TECNICA
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