RASSEGNA STAMPA
LA TINOZZA DELL'ANGELO JEAN PAUL

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Ciò che immediatamente colpisce in "LA TINOZZA DELL'ANGELO JEAN PAUL" è l'amabile ironia del linguaggio, che svela subito la sua ascendenza settecentesca proprio nel suo essere mascheramento di qualcos'altro: per questo la recitazione tende costantemente ad esaltare il "doppio fondo" delle battute attraverso la leggera esasperazione del tono apparentemente salottiero. La comicità che nasce dal ritmo serrato e dai tic verbali è quindi funzionale ad esaltare le intenzioni nascoste nelle diverse partite di intelligenza che Sade gioca con i suoi interlocutori di quadro in quadro, evidenziando le doppiezza e i caratteri nascosti di ogni personaggio. Più in profondità le loro parole sono giocate sul filo di un'ambiguità storica: dietro ad un Settecento cinico ed antieroico si intravedono smarrimenti e problematiche affatto contemporanei che però non giungono mai - calcolatamente - ad una troppo facile satira politica, ma inducono qua e là a riflessioni civili, etiche, di costume, che la messa in scena cerca di sottolineare proprio attraverso una doppiezza che si riflette non solo nelle intenzioni e nei gesti dei personaggi, ma anche nelle scene e nelle musiche. E se, come afferma Savinio, all'origine di ogni operazione "c'è un'idea equivoca e quasi sempre maligna" e "le idee 'pure' sono senza movimento, senza forza, senza volontà", ecco che tra i fanatismi di Marat, del Comitato, della Corday e le meschinità di una storia raccontata con il crudo esibizionismo di un talk-show, si affacciano nello spettacolo l'ironia e lo scetticismo della ragione, che possono ancora proporre - individualmente e collettivamente - diverse prospettive di libertà e di piacere.
Luca Valentino

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Sade, Marat, Carlotta Corday: personaggi ormai consacrati al teatro da una forza intima di tragedia che li ha sottratti all'episodio storico per farne delle inesauribili ipotesi di spettacolo. Anche in questa "LA TINOZZA DELL'ANGELO JEAN PAUL" i tre grandi protagonisti di un momento ancora in gran parte inesplorato, si presentano come personaggi, uscendo da una dimensione limitata (per grandiosa che possa essere), e si pongono piuttosto come possibili modelli o occasioni di teatro. Anna Vivarelli ha trattato la materia con una sorta di leggerezza scettica e anche un po' cinica, che bene si addice ad una cultura come quella da cui uscivano tanto Carlotta che Sade che Marat, a modo suo. Nessuna enfasi, nessuna amplificazione del già di per sé "eccessivo" momento storico, ma una sottigliezza di tratto, un uso sensibile della puntasecca, una tendenza bene assecondata ad un understatement stilistico e drammaturgico che trasporta in un clima di sempre avvertibile ironia una vicenda, o meglio un episodio storico, che la tradizione popolare, oltre che una copiosa storiografia, hanno caricato di significati altamente drammatici. Qui, rispetto a tanti altri esempi precedenti (Rolland, Weiss), i colori sono quasi tenui, sempre sfumati: ma è soprattutto il linguaggio dei personaggi la spia delle intenzioni dell'autrice. Carlotta, Sade, Marat parlano con un tono "basso" che li sottrae immediatamente alla tragedia, che li priva violentemente del coturno che la tradizione li ha sempre obbligati a calzare. Effetti comici graduati con lievità caratterizzano l'azione, com'è giusto avvenga in una siffatta drammaturgia. Ma il tono nuovo è dato da uno humor autentico, dalla "souplesse" amabile con la quale i personaggi, che l'immagine più diffusa vuole deformi, si trasformano in benevoli orchi domestici.
Piero Ferrero

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LA TINOZZA DELL'ANGELO JEAN PAUL
Uno spettacolo per le Scuole


Giocare con la storia è un esercizio utile e divertente:" LA TINOZZA DELL'ANGELO JEAN PAUL" vorrebbe mostrarlo e dimostrarlo. Se poi il gioco si svolge sul palcoscenico, è ancora più efficace. "La Tinozza dell'Angelo Jean Paul" è uno spettacolo dichiaratamente comico, che si snoda lungo il filo di un gioco linguistico spesso paradossale. E', inoltre, un ironico "esercizio di stile" sulla storia dei libri di scuola, che diventa pretesto per situazioni e caratteri a noi vicini, grotteschi e a volte cinici. Per questo, "La Tinozza" è spettacolo particolarmente adatto ad un pubblico giovanile e liceale, a cui può offrire molteplici spunti di riflessione e dibattito. In tal senso sono state sono già state fatte verifiche, che si sono rivelate estremamente positive.
c.b.